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Giulio, la verità impossibile

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Non sapremo mai la ‘verità’ sulla morte dello studente italiano  Giulio Regeni, torturato e ucciso al Cairo. Tutto sembrerebbe indicare che si sia trattato di un assassinio di stato, ma non ne avremo mai le prove. Succede dappertutto, quando una voce scomoda si fa sentire. Accade nei Paesi  in cui  la bilancia pende pesantemente dalla parte di chi ha lo scettro del comando e lo gestisce a suo piacimento con la  complicità magari di magistratura e apparati investigativi  al servizio del potere politico. Ma non solo in quei Paesi.  Tutti i Paesi, democratici o non, custodiscono con forza i loro segreti di stato, cercando di coprire le malefatte dei loro apparati, deviati o no che siano, condendoli poi con depistaggi di stato per negare la verità.  Chi non ricorda la vicenda della caserma Bolzaneto e i manganelli e coltelli messi dalle forze di polizia dentro gli zaini per incastrare ragazzi ignari e il tentativo di inquinare le prove? Depistaggi, omertà e coperture  di chi dovrebbe aiutare a scoprire la verità finiscono per  rendere l’acqua appositamente torbida per nascondere fatti e prove.  L’imam Abu Omar venne rapito a Milano dalla Cia sotto gli occhi  dei nostri ‘apparati’  ed è  poi  finito, torturato,  nell’Egitto di Giulio che al Cairo raccoglieva materiale sui sindacati indipendenti  per  una ricerca per la sua università in Inghilterra. Regeni  aveva anche scritto tre articoli per il quotidiano Il Manifesto. Usava uno pseudonimo per non farsi riconoscere. C’era quindi la consapevolezza di una certa dose di rischio. E’ presumibile ritenere che come ogni ambasciata del mondo, anche quella egiziana a Roma curasse una rassegna stampa  e inviasse al governo al Cairo un resoconto degli articoli riguardanti l’Egitto. Si può pensare che forze di sicurezza e servizi segreti egiziani, da tempo nel mirino di organizzazioni per i diritti umani, sospettati di aver fatto sparire nel nulla centinaia se non migliaia di oppositori, non si siano attivati a modo loro per scovare l’autore di quegli articoli? Ma quando Giulio raccontava le sue storie, chi lo ‘copriva’?  Per diffondere  notizie  scomode e invise al governo bisogna avere qualcuno alle spalle che ti protegge. E invece no.  I freelancer, quei  giovani che cercano di farsi strada, di costruirsi un nome, vanno nei posti pericolosi, dove il giornalista ‘ufficiale’ è restio a recarsi, anche perché talvolta è la sua testata a non consentirglielo.  Difficile trovare un giornale che dica no a un giovane pieno di voglia di fare. Per il giornale è un costo zero e un rischio zero. Ma il freelancer non può avvalersi di appoggi di alcun tipo perché il più delle volte non ha neppure un semplice contratto di collaborazione.

Ma nei paesi ‘forti’, come l’Egitto, prima o poi  ti scoprono. Gli apparati dei servizi segreti, la polizia, gli informatori ti trovano, sanno. E rischi di pagar cara la tua ‘curiosità’.  Il Manifesto  aveva  messo davvero in guardia Giulio sui rischi che correva?  L’importante è pubblicare.

Quanto alla ‘verità’ sulla morte di Giulio, l’Italia continuerà a chiedere ‘con forza’ che l’Egitto sveli i suoi segreti. Certo, sarebbe doveroso pretendere di conoscere la verità sempre. Non solo quando i presunti colpevoli sono al di fuori dei confini nazionali ma anche quando i panni sporchi si trovano in famiglia, come per Stefano Cucchi, tanto per citare un caso, morto mentre era in mano alle forze dell’ordine. L’Italia ha richiamato il suo ambasciatore al Cairo e continuerà ad alzare la voce contro l’Egitto. Minaccerà ritorsioni economiche, almeno fino alle prossime elezioni amministrative. Ma ben sapendo che la verità non sarà mai appurata, almeno ufficialmente. Centinaia di oppositori al regime egiziano, ma non solo oppositori, sono scomparsi nel nulla, forse torturati o uccisi. Giulio è diventata la speranza dei familiari dei desaparecidos egiziani. Vogliono sapere dove sono i loro figli, chi li ha torturati, chi li ha uccisi. La verità sulla morte di Giulio aprirebbe le porte alla verità su tutti gli altri scomparsi. Ma può l’Egitto rivelare la verità su Giulio e tacere sulla sorte di centinaia egiziani?  Quale governo, quale Stato, si chiami Egitto o altro, democratico o no, ammetterà mai che i suoi uomini hanno torturato o ucciso?

06.04.2016

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2 Commenti

  1. Katrina Gironi Marzo 20, 08:13

    Per fortuna qualcuno si occupa di questo caso!

  2. Sonia Pelliccioni Marzo 20, 12:54

    Ma pensa te! Ma che futuro ci sarà per i nostri figli in un mondo così?

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