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Mercenari di Pace

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Sugli scaffali del supermercato Aoun alla periferia di Beirut una fotografia ritrae in vendita pacchetti di noodles con gamberetti. Ma non si tratta di pasta istantanea cinese qualsiasi. Sul pacchetto c’è a una scritta: “prodotto non destinato alla vendita. Solo per consumo dell’ONU”. Cibo acquistato con denaro pubblico e venduto nei supermercati libanesi.  Al centro dello scandalo soldati italiani e del Ghana. La foto, scattata da un consumatore libanese, è stata notata dal giornale spagnolo El Pais. Ne è nata una dettagliata inchiesta giornalistica che mette in imbarazzo il contingente italiano dell’UNIFIL – Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano, guidata dall’Italia.” Il Ghana, con i suoi 870 soldati di pace e l’Italia, con 1206 soldati” si legge sul giornale spagnolo, “sono i battaglioni più attivi in questa rivendita illegale”. Una truffa da quattro milioni di euro compiuta dal 2010 al 2015.

“Non possiamo speculare finché non sono completate le indagini”, fa sapere Andrea Tenenti, portavoce di UNIFIL che aggiunge: “UNIFIL ha preso appropriate misure interne alla missione e in stretto coordinamento con il quartier generale dell’ONU”. In realtà le indagini sono due. Una di UNIFIL e l’altra del Ministero dell’economia del Libano. Ma il caso è top secret. E anche la Procura militare italiana ha avviato un’inchiesta per appurare eventuali responsabilità.

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Secondo quanto appurato da El Pais, oltre ai caschi blu dell’ONU appartenenti a cinque diversi Paesi, Italia, Ghana, Nepal, Malesia, Indonesia, sono coinvolti nella vicenda anche autisti e uomini d’affari libanesi. Fra gli alimenti destinati ai soldati e perciò non commerciabili, venduti in diversi supermercati locali figurano soprattutto prodotti surgelati e gamberetti, dalla cui confezione non è stata neppure tolta l’etichetta ‘prodotto non in vendita’. Al centro delle rivelazioni vi sono le affermazioni di una persona chiamata con le iniziali, R.D. Aveva l’incarico di supervisionare la distribuzione degli alimenti per conto di Es-Ko, azienda italiana che dal 2006 al 2015 ha vinto appalti cospicui per l’acquisto e la distribuzione di prodotti alimentari destinati alla missione ONU in Libano. La truffa è stata poi confermata dalle testimonianze di altri sei dipendenti. R.D. avrebbe finto di partecipare al traffico illegale per ottenere informazioni sulla truffa e avrebbe anche scattato fotografie nei supermercati dei prodotti venduti. E’ attualmente sospeso dall’incarico in attesa di accertamenti.

Il giornale spagnolo sulla base delle testimonianze ha ricostruito l’intera vicenda. La ditta Es-Ko, insieme a un ufficiale dell’ONU, gestiva gli ordini di acquisto di ciascun battaglione. Ogni settimana sette camion consegnavano la merce nei supermercati. Gli autisti, prima di uscire, inviavano la nota di carico con whatsapp ai caschi blu nei punti di distribuzione. I soldati controllavano quanti prodotti fossero già disponibili e comunicavano eventuali eccedenze agli autisti. Anziché scaricarle, gli autisti le conservavano negli automezzi per poi rivenderle in nero a un prezzo precedentemente concordato. Un dipendente del magazzino centrale di UNIFIL racconta che erano saliti sia il prezzo dei gamberi sia le richieste di approvvigionamento da parte dei battaglioni di Italia e Ghana.  Un giro d’affari illegali di mezzo milione di euro continuato per cinque anni, fino al 2015.

Non è la prima volta che i caschi blu dell’ONU sono nel mirino delle autorità giudiziarie o di indagini interne. Cibo e regali in cambio di sesso è una delle accuse più pesanti su cui si è cercato di far luce in diverse operazioni di pace, dalla Bosnia, al Kosovo, ad Haiti, al Sudan, alla Repubblica Centrafricana. Wikileaks pubblicò alcuni anni fa un documento dell’ONU in cui veniva denunciato in Liberia un traffico analogo a quello nel Libano. Un altro rapporto confidenziale dell’ONU, rivelato da Wikileaks, ha preso in esame altri precedenti casi di truffa presso la missione ONU in Libano. Un audit interno dell’ONU del 2007 riporta queste testuali parole: “alti ufficiali del contingente di un Paese, compreso il Comandante, avevano organizzato un sistema in cui venivano gonfiati in modo fraudolento le necessità di carburante attraverso false dichiarazioni circa le attività di spostamento e falsificando dati sul consumo di carburante da parte dei generatori. Gli alti ufficiali vendevano poi il carburante in eccesso a locali compratori. Hanno venduto anche razioni dell’ONU a negozi locali e supermercati utilizzando interpreti locali come mediatori.”

UNIFIL è nata nel 1978 con due risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Dopo il conflitto israelo-palestinese del 2006 una nuova risoluzione ha imposto una forza di interposizione più ampia ed è stato allargato il mandato. Oggi ne fanno parte oltre diecimila soldati di 40 Paesi. L’intera missione è guidata dall’Italia. Da due anni il comando è affidato al generale Luciano Portolano. Il 16 maggio scorso è stata autorizzata la proroga per tutto il 2016 della partecipazione del contingente italiano alla missione UNIFIL per una spesa di 155 milioni di euro. Due settimane fa il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita a UNIFIL in Libano, aveva definito il contingente italiano “esempio per tutta l”Europa”.

26.05.2016

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1 Commento

  1. Feffo Agosto 20, 10:43

    Il problema è sempre il controllo. Flaiano diceva che gli italiani preferiscono le inaugurazioni alle manutenzioni. Chi controlla ha poche glorie e fa la parte del rompiscatole. Ma ha la coscienza a posto.

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