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Effetti Collaterali

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Il Brasile è il terzo Paese al mondo, dopo Stati Uniti e Cina, per numero di detenuti. Le sue celle ospitano detenuti di un numero doppio o triplo rispetto ai posti, secondo diverse statistiche. Da una prigione in Brasile i detenuti hanno diffuso un video minacciando di uccidere le guardie carcerarie se il governo non avesse sùbito migliorato le loro condizioni. In Colombia il marzo scorso durante una rivolta nelle carceri sono morti ventitré prigionieri. A Buenos Aires detenuti sono saliti sul tetto di un carcere bruciando materassi al grido di ‘non vogliamo morire in carcere’. Secondo un gruppo di ricerca dell’Università di Londra, 125 Paesi al mondo hanno carceri sovraffollate, venti di questi hanno il doppio dei detenuti di quanto potrebbero ospitare. “Le conseguenze sono potenzialmente catastrofiche”, si legge in un documento di Michelle Bachelet, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani.

In ogni parte del mondo l’epidemia da Covid 19 ha seminato il terrore nelle carceri con il timore del proliferarsi della pandemia soprattutto nei Paesi afflitti da un sovraffollamento cronico dei penitenziari. Il due aprile scorso è stato registrato il primo decesso di un detenuto in Italia, un uomo di 76 anni che stava scontando la sua pena in un carcere a Bologna. Dopo un mese erano almeno 159 i casi di Covid 19 tra i detenuti italiani e 215 tra il personale penitenziario e i morti almeno quattro. L’Italia nel 2013 è stata condannata dalla Corte europea per i diritti umani per il sovraffollamento delle sue carceri. I detenuti in Italia sono oggi più di 53mila per 47mila posti disponibili. Alla fine di febbraio erano oltre 61mila. Il miglioramento è dovuto a un minor numero di reati commessi durante la chiusura del Paese durante la pandemia e a un maggiore ricorso a misure alternative al carcere decise in questo periodo dai giudici. Ma per far fronte alla minaccia di epidemia si è deciso anche di ricorrere alla liberazione di detenuti, in Italia come altrove. Non senza polemiche.

Dopo violenti proteste in diverse carceri italiane nel marzo scorso, il governo si è trovato a bilanciare il diritto alla salute dei detenuti e il diritto alla sicurezza da parte della collettività. All’inizio di maggio, 376 detenuti sono stati trasferiti da prigioni di massima sicurezza per finire agli arresti domiciliari. Altre centinaia stavano per seguirne l’esempio. Secondo l’opposizione, ma anche secondo alcuni esponenti della maggioranza di governo, alcuni condannati per reati di mafia stavano cercando di usare il rischio pandemia per uscire di prigione. Alla fine le migliaia di detenuti trasferiti agli arresti domiciliari comprendono anche alcuni boss di cosa nostra, della ‘ndrangheta e della camorra. In seguito all’allentamento dell’emergenza sanitaria il governo ha poi decretato che saranno i giudici a decidere caso per caso, dopo aver consultato le autorità sanitarie, se torneranno in carcere.

L’Iran è uno dei Paesi più colpiti dall’epidemia. Qui il governo ha rilasciato temporaneamente 85mila detenuti, compresi alcuni prigionieri politici. Sostenitori dei diritti umani hanno accusato l’Iran di aver soppresso duramente la protesta di detenuti in alcune carceri che chiedevano misure contro il rischio di infezioni. Secondo l’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani l’Iran potrebbe aver accelerato le esecuzioni della pena capitale di detenuti già condannati a morte che si erano uniti alle proteste.

Ma se l’Iran ha anche deciso di liberare alcuni prigionieri politici per alleggerire il sovraffollamento delle carceri durante il coronavirus, non altrettanto è accaduto in Turchia. Dopo la scoperta il mese scorso di decine di detenuti risultati positivi al Covid 19 con tre deceduti, il parlamento turco ha approvato la liberazione temporanea di 45mila detenuti, quasi un terzo del totale. Altrettanti saranno liberati in via definitiva per diminuire il sovraffollamento delle carceri. Ma nessun detenuto sarà liberato se accusato di ‘terrorismo’. Questa sigla comprende una vasta gamma di oppositori al presidente Erdogan e al suo partito al governo. Dopo il fallito colpo din stato di quattro anni fa decine di mialgia di politici, giornalisti, sostenitori dei diritti umani, militari, giudici, sono stati arrestati. Tra gli esclusi dall’amnistia vi è Selahattin Demirtas, ex presidente del secondo maggiore partito di opposizione, accusato di guidare un’organizzazione ‘terroristica’, detenuto da quattro anni. Ha già subito un intervento chirurgico dovuto a problemi respiratori ed è stato ricoverato in ospedale lo scorso dicembre. Secondo il suo avvocato soffre di ipertensione e dunque è a rischio di gravi complicazioni se risultasse infettato dal coronavirus. Can Dundar, ex direttore del quotidiano Cumhuriyet, rifugiato in Germania dopo un ordine di cattura emesso nei suoi confronti dopo che il suo giornale aveva rivelato l’invio di convogli di armamenti turchi alla Siria, in un’intervista a un giornale statunitense ha definito ‘grave ingiustizia’ la legge approvata dal parlamento turco. “Un funzionario che accetta una tangente può essere liberato, ma non un giornalista che rivela la tangente.”

29.05.2020

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