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Crimini di Guerra

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Nel maggio 2009 la 58esima divisione dell’esercito di Sri Lanka era impegnata nell’est dell’isola a por fine alla guerriglia che insanguinava il Paese da decenni, con decine di migliaia di morti, in gran parte civili. Truppe governative contro i guerriglieri, le cosiddette Tigri Tamil, in lotta per l’indipendenza di una parte del Paese a maggioranza singalese. Ma la guerra era di fatto finita. Gran parte dei leader dei guerriglieri era stata uccisa. Un gruppo era rimasto intrappolato in una striscia di terra. Insieme a loro c’erano migliaia di civili in che avevano cercato riparo dal conflitto. L’area era stata designata dal governo Zona Sicura, con la promessa che in quella zona non sarebbe stata usata l’artiglieria pesante. C’era anche un ospedale colmo di feriti civili. Fu una carneficina. In quei giorni di maggio 2009 morirono decine di migliaia di persone, in gran parte civili, sotto le bombe dell’esercito. A comandare la 58esima divisione c’era il generale Shavendra Silva. Lo scorso anno è stato nominato capo dell’esercito.

Il governo americano ha ora imposto il divieto d’ingresso negli Stati Uniti per il generale e la sua famiglia. Nove anni fa un comitato delle Nazioni Unite preposto a esaminare ciò che accadde in quei giorni a Sri Lanka, ha ritenuto che l’esercito abbia violato i diritti umani e commesso crimini di guerra ed ha invitato il governo, finora invano, ad aprire un’inchiesta credibile sulle responsabilità. L’attuale presidente Gotabaya Rajapaksa, era allora ministro della difesa. Suo fratello, Mahindra Rajapaksa, era allora presidente. Oggi è il primo ministro. “Ho designato non idoneo Shavendra Silva ad entrare negli Stati Uniti”, ha scritto in un tweet il capo della diplomazia americana Mike Pompeo, “a causa del suo coinvolgimento nelle uccisioni extragiudiziali.” Nè lui né la sua famiglia potranno entrare negli Stati Uniti. Una decisione che rappresenta di fatto la prima sanzione contro Sri Lanka, accusata di atroci crimini da organizzazioni per i diritti umani e dalle Nazioni Unite.

Un rapporto di un gruppo di esperti dell’ONU del 2011, voluto dal Segretario Generale, non lascia molto all’immaginazione: “accuse credibili che l’esercito abbia ucciso civili, bombardato ospedali…Se le accuse verranno provate rappresentano un grave attacco alla legge internazionale creata per proteggere la dignità individuale sia in tempo di pace che di guerra”. Il rapporto descrive anche violazioni e crimini presumibilmente commessi anche dai guerriglieri Tamil, come reclutamento coatto di minorenni e attacchi suicidi con morti fra i civili, ma il dito è puntato in gran parte sull’esercito governativo. Si legge: “…l’esercito ha bombardato su vasta scala le Zone di Sicurezza verso le quali aveva indirizzato la popolazione civile a concentrarsi, dopo aver sostenuto che avrebbe posto fine all’uso di armi pesanti. L’esercito di Sri Lanka ha bombardato un centro dell’ONU, le linee di distribuzione del cibo e le navi della Croce Rossa inviate a soccorrere i feriti e i loro familiari. La maggior parte dei morti tra i civili è stata opera delle forze militari governative. Decine di migliaia di civili sono stati uccisi tra gennaio e maggio 2009. Molti sono morti anonimamente durante i giorni finali. Il governo di Sri Lanka ha costretto a privazioni e sofferenze i civili che riuscivano a scappare dalla zona del conflitto. La caccia alle Tigri Tamil è avvenuta senza controllo. Alcuni venivano separati dagli altri per essere sommariamente giustiziati mentre le donne venivano violentate. Altri semplicemente scomparivano”. Queste ‘accuse credibili’ sostiene il rapporto, impongono un’inchiesta seria e un’azione giudiziaria nei confronti dei responsabili.

Gran parte delle organizzazioni umanitarie ritengono che i maggiori responsabili del massacro di civili siano l’attuale presidente e l’attuale capo dell’esercito, su ordine dell’attuale primo ministro, allora presidente. Quando il genere Silva lo scorso anno venne nominato capo dell’esercito, l’Alto Commissario ONU per i diritti umani (OHCHR), disse “sono profondamente sconvolta dalla nomina nonostante le gravi accuse di totale violazione dei diritti umani internazionali e della legge umanitaria contro di lui e i suoi soldati durante la guerra.”

Da quando i fratelli Rajapaksa sono tornati alla guida del Paese, attivisti, membri dell’opposizione e giornalisti sono stati bersagliati da indagini giudiziarie e grazie anche alla complicità di mezzi di informazioni filogovernativi è caccia aperta a oppositori e dissidenti.

Per la minoranza Tamil, la decisione statunitense rappresenta finalmente un passo avanti. “Da più di dieci anni aspettiamo giustizia”, ha detto un deputato Tamil. “Finalmente si muove la comunità internazionale affinché siano perseguiti i responsabili del governo per i crimini commessi durante la guerra”. La decisione degli Stati Uniti potrebbe incoraggiare ora anche altri Paesi, in primo luogo l’Unione Europea, a chiedere l’avvio di un’inchiesta giudiziaria indipendente che faccia giustizia.

17.02.2020

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